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02/12/2004

Gas serra, il Wwf boccia tutte le grandi compagnie elettriche mondiali

Enel quattordicesima su 21 aziende in Europa, ventinovesima su 72 nel mondo

Data di pubblicazione:
02/12/2004
Altri links in rete:
- Sintesi in italiano del rapporto del Wwf
- Versione integrale del rapporto in inglese
- Wwf International
- Wwf Italia

Sono responsabili del 37% delle emissioni di anidride carbonica ma investono poco per ridurre le emissioni di gas serra attraverso le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, disattendendo gli impegni del Protocollo di Kyoto.

Lo denuncia il rapporto Wwf “Ranking Power”, presentato ieri in tutto il mondo, in occasione del lancio della Campagna Internazionale “Power Switch – Dal carbone all’energia pulita”.

Le compagnie sono state valutate sulla base di produzione, vendita ed investimenti nelle energie rinnovabili e nel gas-CHP (cogenerazione che fornisce ai consumatori sia calore che elettricità). Il Wwf non considera come energia sostenibile e rinnovabile l’incenerimento di rifiuti, il grande idroelettrico e la torba.

Considerando un punteggio da 0 a 10, i due terzi delle 72 aziende esaminate (Paesi Ocse più Russia, responsabili del 65% delle emissioni) hanno ricevuto un punteggio inferiore a uno e più del 90% di esse un punteggio inferiore a 3.

La migliore valutazione è stata assegnata alla spagnola Iberdrola, mentre le performance ambientali peggiori sono quelle delle aziende statunitensi. Enel ha totalizzato un punteggio di 0,9, che la pone in ventinovesima posizione su 72 totali, e in quattordicesima sulle 21 aziende europee esaminate.

Appena un quinto delle compagnie analizzate presenta una quota di energia rinnovabile maggiore del 2%.

Il Wwf sottolinea come le persone più povere del mondo sono le più vulnerabili di fronte ai cambiamenti climatici e all’inquinamento. Oggi ben il 50% delle emissioni globali di mercurio proviene da impianti che bruciano combustibili fossili in Asia, e le piogge acide dovute alle emissioni di biossido di zolfo costano alla regione all’incirca 90 miliardi di dollari ogni anno.

Anche i paesi industrializzati, pur avendo sviluppato servizi meteorologici e di soccorso estremamente avanzati, hanno cominciato a sentire l’impatto di eventi climatici estremi e di mutamenti climatici distruttivi.

L’Australia si sta soltanto adesso ristabilendo dai più devastanti incendi e dalla peggiore siccità degli ultimi cent’anni, verificatisi la scorsa estate.

Le richieste di risarcimento a causa dei quattro uragani Atlantici che hanno colpito gli Stati Uniti nel 2004 – Charley, Frances, Ivan e Jeanne – potrebbero raggiungere i venti miliardi di dollari, secondo quanto affermato dall’Insurance Bureau of America.